mercoledì 11 novembre 2015

Capire le donne? Facile, con le neuroscienze e la neuroarte

Sabato 14 novembre sarò la moderatrice di un interessante convegno organizzato dalla Consulta femminile regionale, dalla Consulta regionale europea del Consiglio regionale del Piemonte e dall'associazione Secretaries' Voice dal titolo "Un viaggio attraverso le Neuroscienze e le Neuroarti per raccontare le emozioni del Cervello Donna". La giornata sarà articolata in più momenti di approfondimento e gli ospiti presenti porteranno contributi concreti che dimostreranno come la scienza e l'arte siano un connubio inscindibile per indagare la mente del gentil sesso. Molte le istituzioni che interverranno: Emma Bonino presidente onorario di WE Women for ExpoDaniela Ruffino vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e Presidente delegata della Consulta europea, Antonio Saitta assessore regionale alla Sanità e Cinzia Pecchio presidente della Consulta Femminile Regionale del Piemonte. In mattinata relazioneranno importanti luminari del mondo medico e scientifico, mentre nel pomeriggio verrà data la parola agli artisti tra i quali il celebre Gillo Dorfles che, con i suoi 105 anni, è un esempio vivente di come la neuro arte nutra davvero il cervello. Critico d'arte, pittore e filosofo insignito del Compasso d'oro dall'associazione per il design industriale, Medaglia d'oro della Triennale e Accademico onorario di Brera e dell’Accademia Albertina di Torino, Gillo Dorfles ha davvero segnato la storia dell'arte italiana. Oltre a a lui Enzo Tomaso Oliva, Caposcuola della corrente artistica della Microcellularità che ha ricevuto l'onorificenza di Accademico benemerito dell'Arte italiana per il mondo, e numerosi altri nomi della pittura.
Il convegno nasce da un'iniziativa dell'associazione femminile torinese Secretarie’s Voice e della sua Presidente Flavia Curti che hanno presentato ad Expo 2015 un progetto “declinato al femminile” sul nutrimento corretto del fisico e della mente e che ad Expo Dubai 2020 proporranno un’analisi sulla prevenzione e la cura delle patologie neurologiche che possono colpire le donne.  



mercoledì 28 ottobre 2015

La passione per scrivere, secondo Montblanc

Dal 1906 Montblanc crea strumenti da scrittura iconici, accessori capaci di unire stile e design, praticità ed eleganza. Nel corso degli anni sono cambiate le tendenze e le mode, ma il brand è rimasto fedele a se stesso, a quei valori di unicità e attenzione al dettaglio che ne fanno un protagonista indiscusso della scena internazionale. La lavorazione artigianale, l'innovazione tecnologica, la ricerca della qualità sono le parole chiave trasmesse dai fondatori ai loro successori e giunte sino a noi. In oltre un secolo di storia Montblanc ha vissuto le rivoluzioni culturali che hanno segnato le diverse epoche, ma ha avuto la capacità di rinnovarsi e di anticipare i trend. Una scelta strategica che lo ha portato ad essere un marchio aspirazionale e destinato a chi vuole distinguersi con charm. Dalla prima Meisterstük del 1924 alla celebre Montblanc M, dalla StarWalker alla Etoile con la sua linea pura, queste stilografiche hanno fatto la storia della scrittura. Oltre a loro, le celebri collezioni: la Cruise dai colori luminosi e vivaci, la Bohème che annovera un esemplare tempestato da 1.430 diamanti taglio brillante, la Muses Edition che rende omaggio alle femminilità di donne leggendarie, la Great Characters che celebra le più eminenti personalità del secolo scorso. Tra le numerose linee firmate Montblanc non può mancare la Writers Edition, realizzata annualmente sin dal 1992 e diffusa nel mondo in numero limitato. Un modo raffinato per ricordare la vita e le opere dei più noti scrittori che appartengono ad un mondo - quello letterario - vicino al brand di Amburgo che ha fatto della parola scritta una ragione di vita. 
In ottobre lo show room di Torino ha firmato un evento per presentare ai propri ospiti la nuovissima stilografica dedicata a  Lev Tolstoj, il maestro del verismo russo autore di capolavori quali "Guerra e pace" e "Anna Karenina". Elegante e dallo stile inconfondibile, la penna ha le finiture placcate in platino che richiamano i colori delle copertine delle prime edizioni dei suoi libri, mentre il pennino in oro massiccio 750 in rodio parziale ha inciso l'aristocratico stemma famigliare. Sull'anello attorno al cappuccio è presente un decoro che si ispira ai ricami russi che abbellivano i grembiuli da contadino indossati da Tolstoj, così come - sempre sul cappuccio - è incisa la firma del grande autore. Una stilografica maestosa e pregiata che completa una linea in edizione limitata per gli amanti dello scrivere e del bello.




martedì 20 ottobre 2015

I want to fly away


Ho sempre avuto la passione per il volo, per quel senso di libertà che solo il vento in faccia sa regalare. Per questo, quando ho saputo che avrei intervistato Marco Berry per parlare di Fly experience, ne sono stata entusiasta. Quel mercoledì di ottobre, quando l'ho incontrato, non immaginavo che sarei entrata nel primo wind tunnel d'Italia: un cilindro di vetro trasparente alto 12 metri in cui quattro motori dalla potenza complessiva di 2000 kw generano un flusso d'aria ad altissima velocità. Il risultato? Si è sospesi nel vuoto e si vivono le stesse sensazioni che ha un paracadutista in caduta libera. Inutile dire che è divertente e che porta l'adrenalina a livelli top! L'esperienza viene fatta in massima sicurezza perché è preceduta da un brief tenuto da un flyer esperto e perché nella camera di volo si è accompagnati da un istruttore professionista. Perfetto per chi, come me, non ha mai praticato sport aerei, Fly experience è anche una buona "palestra" per i paracadutisti perché permette di provare indoor figure ed evoluzioni da eseguire in aria, ma con un tempo a disposizione maggiore. Ho chiesto a Marco Berry come è nata l'idea ed ho scoperto che è un flyer appassionato. Nel 2007, quando conduceva il programma televisivo Danger, doveva superare una prova di escapologia nella quale in 40 secondi doveva liberarsi dalle manette durante un volo dall'aereo e aprire il paracadute. Per allenarsi si era recato vicino a Londra, dove ci sono diversi wind tunnel. Subito se ne è innamorato ed ha voluto portare il format anche a Torino, la sua città. Personalmente lo ringrazio: l'esperienza è stata così divertente che replicherò e che ho voluto dedicarle un articolo, un'intervista nel mio programma radio A colazione con in onda tutti i venerdì su Rvuno e questo post.
Buon volo a tutti!


venerdì 25 settembre 2015

Da Gstaad a Milano, passando per Parigi. I gioielli Kunta Luxury


Come addetta stampa seguo numerosi clienti che operano in settori diversi e il mio compito è individuare, per ognuno, il giusto mezzo di comunicazione. Per Kunta Luxury, il gioielliere del jet set internazionale, la scelta è stata immediata: le testate del gruppo Condé Nast. Dopo un press day organizzato a Milano nel quale ho presentato alle redattrici di Vogue, Vanity Fair e Glamour l'autore delle creazioni indossate da molte principesse, attrici e cantanti, Vogue Italia ci ha proposto di partecipare ad uno shooting a Parigi. 
In una location top secret la splendida Saskia De Brauw ha posato di fronte all'obbiettivo di Paolo Roversi, fotografo che non ha certo bisogno di presentazioni. Il risultato è nelle pagine di Vogue Unique di settembre in un servizio nel quale la bellezza femminile è l'accessorio e lo stile inconfondibile di Kunta Luxury il protagonista.




venerdì 18 settembre 2015

Dal blog alla radio... alla carta stampata


Coccola golosa, dolce pausa tra la calma della notte e la frenesia del giorno: la colazione, secondo me. Il suo effetto cocooning mi accompagna fino a pranzo anche perché - con due croissant, cappuccino e caffè - il mio breakfast time è davvero dolce. Dalla passione per questa parentesi della giornata alla mia passione di sempre, scrivere, il delta è minimo: ecco perché ho voluto che il blog contenesse da subito la sezione A colazione con. Chiacchiere interessanti accompagnate da un caffè con i personaggi che Torino la vivono e la firmano. 
L'idea è piaciuta anche al direttore di RV1, la web radio n. 1 in Piemonte e tra le prime 3 in Italia, e così è nato il programma radio ideato e condotto da me che va in onda tutti i venerdì alle 10.00... rigorosamente in cremeria. 
Non solo: ho raccontato del progetto alla direttrice di un magazine per il quale collaboro e da questo mese A colazione con è anche una rubrica cartacea. Naturalmente radio e giornale non presenteranno le stesse interviste: un'occasione in più, per me, di "vivere" a croissant. D'altronde lo faccio per lavoro, giusto?

Su www.rvuno.it/index.php/programmi/index ci sono tutti i webcast delle interviste realizzate dal 16 maggio 2014 al 15 giugno 2015. Il programma riprenderà ad ottobre... buon ascolto e buona colazione!



martedì 15 settembre 2015

Happy Bday FSRR

L'agenda segna gli ultimi giorni d'estate e Torino ha inaugurato la rentrée con un evento che ha unito creatività e glamour: il ventennale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Lo scorso 10 settembre - con un parterre composto da autorità, artisti, musicisti, esperti di comunicazione e trend setter - lo spazio espositivo che da sempre promuove l'arte contemporanea e i giovani talenti ha celebrato i 20 anni di successi con un open party. Il "compleanno" è stato doppio perché durante la serata si è festeggiato anche il quindicesimo anno di Club To Club. Il dj set è stato firmato dal londinese Danny L Harle (al debutto italiano), mentre il soundsystem ha visto la presenza di Giorgio Valletta e di Vaghe Stelle.
L'evento è stato l'occasione per inaugurare tre mostre che termineranno il prossimo 11 ottobre: The man who sat on himself /L’uomo che si sedeva su sé stesso a cura di Kate Strain, Angelica Sule e Zsuzsanna Stànitz; la prima personale italiana di Pierre Michelon Parole e Angurie e L'albero della cuccagna con Sebastian Lloyd Rees, progetto a cura di Achille Bonita Oliva che rientra negli eventi di Expo 2015. Accanto alle tre mostre è stato possibile visitare Tutttovero a cura di Francesco Bonami e la personale di Ian Cheng, a cura di Hans Ulrich Obrist.
In 20 anni di attività la Fondazione, presieduta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, ha prodotto 118 mostre, ha commissionato e finanziato 581 opere, ha esposto e promosso 3.092 artisti, ha organizzato 3 corsi per curatori italiani e 27 residenze per curatori stranieri. Poiché dietro ad ogni grande mostra (in questo caso) c'è una grande donna, voglio ricordare che Patrizia Sandretto Re Rebaudengo - tra gli altri - nel 2003 è stata insignita del Montblanc Arts Patronage Award, nel 2005 del Premio Marisa Borsellino e del Riconoscimento di Ufficiale della Repubblica, nel 2009 del titolo di Chevalier de l'ordre des Arts et des Lettres conferito dalla Repubblica Francese e, nel 2012, del riconoscimento Arte: Sostantivo femminile.
Un ventennale ricco di successi, dunque, sia per la Fondazione sia per la sua massima rappresentate, a dimostrazione che l'arte contemporanea e i giovani talenti non sono "una specie in via d'estinzione".



lunedì 7 settembre 2015

a colazione con...

Geoffrey Moore
Produttore cinematografico e imprenditore



Figlio del celebre Roger, avrebbe potuto seguire le orme paterne. Invece ha scelto una carriera autonoma. Cresciuto sui set, nella sigla iniziale di Attenti a quei due si vede un giovanissimo Lord Brett Sinclair impersonato proprio da lui, avrebbe potuto assaporare la frenesia dello star system. Invece ai riflettori ha preferito uno stile di vita glam, ma discreto. Colto, conosce perfettamente quattro lingue, sofisticato ed esteta raffinato, Geoffrey Moore non ama parlare della sua famiglia in quanto la considera un valore da custodire gelosamente. Anche per questo ha deciso di vivere a Gstaad, località montana sulle Alpi Bernesi dove ogni inverno si dà appuntamento il gotha del jet set internazionale. Attenzione però: ancora una volta il figlio di James Bond non cede alla lusinga dei party più cool e preferisce dividere il suo tempo con gli amici fidati. Uno fra tutti, il gioielliere dei vip Fabrizio Granero che dall’Italia, passando per il Principato di Monaco, ha scelto questa località perché sa coniugare il lusso più raffinato con la semplicità e ad essa dedica dei gioielli limited edition che sono un vero must have per quanti possiedono uno chalet. Proprio a Gstaad, poco distante vive Sir Roger, incontriamo Geoffrey Moore.
Lei ha scelto di vivere lontano dalla frenesia di Londra e di Los Angeles: perché Gstaad?
“Perché è il luogo ideale per una famiglia. La natura, il silenzio, le persone che ci abitano tutto l’anno lo rendono magico. Qui il cambio delle stagioni ha un fascino unico da assaporare giorno dopo giorno, non ci sono né traffico né violenza e i rapporti umani sono sinceri, disinteressati e discreti. Non ha importanza quanto si è famosi, ma ciò che si è. Il business mi porta spesso in Inghilterra o in America, ma già dopo una settimana ho voglia di tornare a casa perché questo è il mio mondo. È la vita vera. A Gstaad ho amici fidati come Fabrizio Granero che conosco dagli anni ’80, quando insieme frequentavamo Monte Carlo. Condividiamo molti ricordi divertenti di quel periodo in cui il Principato di Monaco era davvero glamour e tutto il jet set internazionale si dava appuntamento là. Allora eravamo giovani e frequentavamo i party più esclusivi; oggi abbiamo scelto entrambi di far crescere i nostri figli in un ambiente ugualmente chic, ma più a misura d’uomo”.
Però anche Gstaad è conosciuta per essere frequentata da Very Important Person…
“Da dicembre a marzo sono molte le celeb che vengono qui per sciare e ogni sera ci sono diversi eventi davvero cool, ma i veri VIP alla mondanità sfrenata preferiscono le cene con pochi intimi. A me piace trascorrere il tempo con mia moglie Loulou e con le mie due figlie, Ambra Chiara e Mia, oltre che con gli amici di sempre”.
A proposito di amici, ha citato il gioielliere del jet set internazionale Fabrizio Granero. Ci racconta qualche aneddoto che vi riguarda?
“Ci siamo conosciuti a Monte Carlo nel 1984. Benché fosse poco più che ventenne, era già stimato da tutti e la sua gioielleria in Avenue des Beaux Arts era il punto di riferimento dell’élite mondiale. Tra i suoi clienti c’erano la principessa Grace con la figlia Stephanie, Kirk Douglas, Frank Sinatra, Joan Collins, Elizabeth Taylor, Roberto Rossellini e molti altri. È sempre stato considerato un gemmologo e un gioielliere serio e competente, oltre che fidato. Per questo tutti si rivolgevano a lui. Ricordo che un pomeriggio Fabrizio ed io andammo a Le Bar Américain dell’ Hôtel de Paris e incontrammo Sammy Davis Jr e Frank Sinatra. Sammy mi chiese chi fosse il mio amico e quando gli dissi che era un gioielliere lui replicò: non dirlo a mia moglie! In realtà quella sera stessa sua moglie acquistò uno splendido anello da lui. Il giovane italiano sapeva conquistare tutti sia con l’unicità e il design delle creazioni sia con il suo stile e la personalità solare”.
Sia lei sia Granero siete molto legati a Gstaad e il gioielliere firma addirittura delle creazioni esclusive che possono essere acquistate solo da chi possiede uno chalet. Pare che la prima sia stata commissionata da suo padre Roger.
“Fabrizio è davvero geniale perché ha capito lo spirito di chi vive qui. Per rendere omaggio a questo paese incantato, ha creato un gioiello a forma di cuore customizzato perché raffigura l’abitazione del committente e che viene distribuito da Kunta Luxury. Solo chi possiede uno chalet a Gstaad può farselo realizzare e alcuni hanno fatto inserire anche il proprio cane o l’orso, simbolo di Berna, o altri animali. L’oro e le pietre preziose gli regalano un’allure chic e raffinata, ma la lavorazione a découpage lo rende facile da indossare e perfettamente in linea con lo stile locale. In effetti mio padre è stato il primo a volerlo e adesso che è un must have, scherziamo dicendo che Fabrizio dovrebbe creare un gioiello per chi possiede un aereo privato”.
Come figlio d’arte sarebbe stato facile seguire le orme di famiglia, invece lei ha scelto una carriera autonoma. Ce ne parla?
“Mi occupo di televisione, ma preferisco lavorare dietro le quinte anche se in passato ho recitato in alcuni film. Con il mio socio che vive a Los Angeles abbiamo partecipato al progetto della serie TV Roma ideata da Bruno Heller e prodotta da HBO, BBC e Rai Fiction. Le riprese sono state effettuate a Cinecittà dal 2005 al 2007 per cui sono venuto spesso in Italia. Come produttore sto lavorando ad un progetto televisivo intitolato Fly tigers realizzato insieme con il Governo cinese e al remake de Il Santo, la serie inglese degli anni Sessanta che consacrò mio padre come attore internazionale. Il mio business non è legato solo all’entertainment, ma anche alla ristorazione: ho tre locali a Londra ed uno a Gstaad e mi piace che gli ospiti vivano l’esperienza del buon cibo in un ambiente cool e raffinato”.
È considerato un’icona di stile: qual è il suo segreto?
“Lo stile è il giusto mix di innovazione e personalità. Si può essere sportivi, eleganti o casual, ma per distinguersi occorre avere carattere. Amo la moda italiana e il mio sarto vive nel vostro Paese. Lui ha capito perfettamente il mio carattere e che cosa mi piace, per questo mi segue da tempo. Sono un esteta appassionato anche di profumi, che colleziono. Ne ho tantissimi e li scelgo in base alla stagione”.
Un sogno da realizzare?
“Ne ho tantissimi. Mia madre dice che ogni volta che concretizzi un sogno, ne puoi esprimere un altro. Sognare e raggiungere gli obiettivi è un mezzo per crescere e sentirsi vivi. Ad esempio mi piacerebbe sensibilizzare le persone affinché non sprechino risorse come l’acqua e il cibo. Viviamo in un loop nel quale creiamo, consumiamo e distruggiamo senza pensare che quello che una minoranza distrugge potrebbe essere fonte di vita per molti”.



giovedì 3 settembre 2015

Dal 22 aprile 2014 ad oggi: cosa (mi) è successo?

Non sono una blogger. Questo è chiaro. Una blogger non abbandonerebbe MAI la sua creatura per oltre un anno. Ammetto la mia colpa, ma sono assente giustificata. Dividendomi tra l'agenzia di pubblicità e l'ufficio stampa dei quali sono titolare, il giornalismo e l'attività di ghost writer, ho davvero poco tempo da dedicare a quello che voleva essere un hobby. Dal 22 aprile 2014 ad oggi, poi, gli impegni sono aumentati in maniera esponenziale. Qualche esempio? Ho fatto da moderatrice ad alcuni incontri legati alla moda, insegno Fashion journalism ed ho iniziato una nuova avventura con il mio primo amore: la radio. Siccome mi diverto parecchio, ho ideato e condotto due programmi: uno di life style ed uno dedicato ad Expo che ha avuto il patrocinio. Per non annoiare chi legge questo post, è tutto documentato nella sezione Works. Last but not least, dopo l'esperienza di Expo Shangai 2010 ho rivissuto l'avventura di Expo Milano 2015 e solo chi ha lavorato come ufficio stampa per un'associazione ospite di Expo può capire cosa significhi...
Insomma: tra i vecchi e i nuovi lavori, i mesi sono passati velocemente e sono diventati 16 e qualche giorno.
Piemontese d.o.c. sono geneticamente modificate verso l'understatement, ma devo dire che questo periodo è stato frenetico e ricco di soddisfazioni. Dal teatro alla scultura, ho seguito come addetta stampa artisti di fama nazionale e internazionale, designer davvero creativi, professionisti e associazioni con idee innovative e capaci di fare la differenza, oltre che un gioielliere del jet set mondiale. La mia agenzia di pubblicità prosegue con clienti istituzionali radicati nel territorio piemontese e come giornalista ho intervistato le solite celeb più qualcuna davvero top. Una fra tutte, un certo 007.
Oggi ho deciso che tratterò meglio il mio blog e non perché a settembre sbocciano nuovi propositi professionali, ma perché è giusto raccontare la mia professione. Anzi no. La mia passione.

martedì 22 aprile 2014

Dea Terra. La bellezza passa dai prodotti del nostro territorio



Zafferano, iris pallido, tartufo bianco d'Alba, mandorle dolci, nocciola tonda gentile... non sto elencando gli ingredienti di una ricetta, ma di una linea beauty che valorizza le eccellenze italiane facendo vivere sulla pelle un'appagante esperienza sensoriale. Parola di chi l'ha provata. Con la sua gamma di prodotti di qualità indiscussa, completamente naturali, privi di parabeni, petrolati e olii minerali, Dea Terra regala un effetto benefico al viso e al corpo. L'azienda unisce la tradizione delle antiche ricette cosmetiche rinascimentali alle più avanzate tecnologie per assicurare una parentesi edonistica davvero unica e perfetta per l'uomo come per la donna. Simbolo del lifestyle italiano, il brand viene proposto e distribuito in alcuni dei più prestigiosi hotel della penisola, in spa e profumerie selezionate e punta su concetti quali esclusività, naturalità, sostenibilità, performance e sensorialità. Io ho "vissuto" il trattamento Dea Terra presso l'elegante salone di bellezza Primo Piano di via Giolitti 2 a Torino e sono rimasta conquistata dai sorprendenti effetti benefici di questi prodotti che sanno amplificare i sensi. Alla texture vellutata e corposa si unisce infatti l'aroma delle creme e degli olii che regalano alla pelle ora una freschezza improvvisa ora un calore "dolce". Potente nei risultati, Dea Terra è il perfetto mix di efficacia e piacevolezza. Una coccola che vi consiglio assolutamente di provare.
Per info www.dea-terra.com e tutti i social media






 




venerdì 11 aprile 2014

A colazione con...

Fabio Barovero
musicista, compositore, produttore



Conosco e stimo profondamente Fabio e la sua musica. Co-autore e musicista co-produttore di tutti gli album dei Mau Mau dal 1991 al 2011, oggi collabora con Stefano Mordini, Alessandro d'Alatri (Nastro d'Argento per le musiche del film La febbre), con Ferdinando Bruni e Valter Malosti in teatro. Fabio è anche co-autore e produttore di tutti gli album della Banda Ionica e di Saba Anglana, autore delle musiche di Masterpiece e di numerose sigle per le trasmissioni di Radio Rai e di quella ufficiale del Torino Film Festival dal 2007 al 2013. Ultima, ma solo in ordine di tempo, è la realizzazione della colonna sonora del film La luna su Torino di Davide Ferrario con il quale collabora da tempo.
Ho raggiunto Fabio nel suo studio di registrazione, uno splendido mulino sulla Dora nel quale l'atmosfera è sospesa e l'energia è positiva, per scoprire come nasce la colonna sonora di un film.


Fabio, come definiresti il soundtrack de La luna su Torino?
"Una melodia che galleggia sui tetti di questa città che si fa suono, immagine dopo immagine. Lavorare con Ferrario stimola la creazione di un'originalissima pittura: occorre far convivere cultura alta, bassa e tecnologica".
Quali sonorità hai inserito per questo progetto?
"Il sound è balcanico, francese, schubertiano e risente dell'esperienza pregressa con le bande di paese. Nel cinema di Ferrario c'è una musicalità che ricorda gli anni '60, con orchestre eleganti, mentre io volevo apportare un segno popolare, ma con una levatura più colta. Secondo me il film è una poesia sul pentagramma".
La tua ispirazione?
"Le musiche sono parte integrante del lungometraggio quanto la parola e la fotografia e per costruire l'inedita architettura della Torino raccontata nel film, suggestiva e misteriosa, mi sono rifatto alle bande del Mediterraneo e alle sonorità mitteleuropee. Sul 45° parallelo ideale dell'opera di Ferrario, che è anche l'ubicazione geografica di Torino, convivono i liuti arabi, i valzer, la banda popolare, la kora senegalese, il friscalettu siciliano e il dub giamaicano".
Hai uno schema quando lavori alle musiche di un film?
"Assolutamente no. Scrivo, plasmo e reinvento di continuo anche perché il confronto con il regista è costante e mutevole. Davide Ferrario ha soppesato più volte tutti i brani e alcuni sono stati tolti in fase finale, altri sono stati inseriti. La melodia più bella per un film è quella che funziona e quindi io mi presto totalmente. Il compositore deve scrivere, ma solo con la conoscenza può trasgredire. Lavoro con i sincretismi musicali da sempre e l'organico che utilizzo è una sorta di orchestra ibrida o di banda alla quale si aggiungono gli archi di Davide Rossi, Simone Rossetti e Federico Marchesano".
Per La luna su Torino hai coinvolto anche Carlotta e Dente. Come è nata la collaborazione con loro?
"Ferrario mi ha fatto ascoltare alcuni brani di Joanna Newsom, cantautrice e arpista statunitense, e mi ha detto che voleva questo tipo di melodia per le scene degli interni della stanza di Maria, la protagonista. Qualche settimana dopo ho avuto occasione di ascoltare Carlotta, che non conoscevo, ed ho scoperto che era perfetta così l'ho coinvolta nel progetto e insieme abbiamo provato nuove strade. Il suo tema ha uno stile inglese che mi piace molto. Dente, invece, è stata una scommessa. La traccia Torino sulla luna non era preventivata, ma la sua voce ricca di armoniche era ideale per dare leggerezza al film. Nella musica si uniscono le chitarre, l'ukulele di Cesare Malfatti, chitarrista dei La Crus, e un ensamble di fiati dei maestri della Banda Kadabra".
Dove troviamo le musiche del film?
"Su ItunesYouTube e su tutte le piattaforme digitali. Il lavoro è edito da Peermusic Italy, etichetta che negli States segue Rihanna, Raphael Gualazzi e altri artisti".













martedì 1 aprile 2014

Cosa mi metto?

Se lo domanda ogni giorno ciascuna donna che, dall'alba al tramonto, vive più vite. Se lo è chiesto la personal shopper Giuseppina Sansone, che sabato 22 marzo ha firmato il workshop che si è tenuto presso il Circolo dei Lettori di Torino durante Voce del Verbo Moda. Sempre più spesso ci è imposto di essere versatili e di passare con disinvoltura da una riunione di lavoro all'incontro con le insegnanti dei figli, dalla parentesi shopping alla serata con il partner e spesso non si ha la possibilità di cambiare abito. Esistono poi delle situazioni borderline nelle quali il look sbagliato può compromettere il proprio futuro. Qualche esempio? Il primo colloquio di lavoro o, perché no, il primo incontro con lui. Essere generose con le scollature o avare con la stoffa della gonna, indossare stampe animalier come se si dovesse affrontare un safari o, ancora, sfoggiare un make-up appariscente non contribuisce certo a creare un'immagine seria, professionale e sofisticata.
La regola è una sola e molto semplice: c'è un luogo ed un momento giusto per ogni look.


Oltre alle due appena descritte, Giuseppina Sansone ha individuato altre situazioni nelle quali indossare l'abito giusto fa la differenza. Per un brunch con le amiche, così come per fare shopping o per viaggiare, meglio adottare uno stile easy e pratico, magari accompagnato da accessori che fanno la differenza. Largo quindi ai sunglasses, ai cappelli, alle scarpe ultra flat e, perché no, ad una spilla vintage. Per la domenica di Pasqua meglio scegliere uno stile bon ton, magari floreale per essere in sintonia con la primavera, mentre per un cocktail party è possibile osare con abiti che disegnano la silhouette, sandali gioiello e collane che diventano protagoniste. Una parentesi a sé merita il matrimonio, spesso esempio di cattivo gusto. Le ospiti devono evitare colori, lunghezze e ampiezze che richiamano l'abito della sposa e devono ricordare che si tratta di una cerimonia e non di una gita al mare! Naturalmente esistono differenze tra giorno e sera e la location ha la sua importanza. Una cerimonia shabby chic è ben diversa da una elegante e paludata.
Al termine dell'incontro, la personal shopper ha accompagnato le sue ospiti nel nuovissimo flagship Marella di via Lagrange: un ambiente accogliente e raffinato di 250 mq che si rifà al concetto di casa inteso come luogo intimo, femminile e simbolo dell'italianità nel quale il rosa, nelle sue molteplici nuances, è icona di una donna sensibile e femminile, garbata e seducente.


Nella boutique Marella è stato possibile provare, anche grazie alla disponibilità e alla professionalità del personale, alcuni degli abiti selezionati da Giuseppina Sansone per i diversi eventi trattati nel workshop: un modo divertente e glam per sperimentare quanto sia fondamentale individuare il look giusto a seconda delle occasioni. Per me Giuseppina Sansone ha scelto un look per il giorno di Pasqua. Il risultato? Eccolo!











giovedì 20 marzo 2014

A colazione con...

Dino Del Corso
Ceo di Semplicemente Chic


Amante del bello e dell'eleganza, Dino Del Corso è costantemente alla ricerca di particolari mai banali. Ceo del brand Semplicemente Chic, la sua mission è educare allo stile. Originario di Pisa e torinese d'adozione, questo professionista dell'image and luxury consulting è specializzato in face fitting, wardrobe restyling, dress code etiquette, bon ton e wedding dress. Davvero infaticabile, è anche make-up artist e personal shopper for luxury accessories ed offre la sua consulenza ai brand più prestigiosi della moda sia in Italia sia all'estero. Docente presso la Professional Lab, Accademia di Marketing Comunicazione e Moda, è inoltre image consulting e make-up artist per il cinema, mentre in radio firma la rubrica Galateo Express su RVUno dedicata allo stile, al bon ton e alla cura dell'immagine. Last but not least, Dino Del Corso organizza workshop a tema dedicati ai privati e alle aziende, dei quali uno dei più richiesti ha per protagonista... the English tea.
Dal sito www.semplicementechic.com si evince che l'etiquette ha per te un significato basilare: ci parli dei corsi che organizzi su questo tema?
"Oggi più che mai il galateo è un valore fondamentale e saper adottare il comportamento più consono ad ogni situazione è imperativo tanto sul lavoro quanto nella vita privata. Nel sito spiego come si svolgono i corsi dedicati al bon ton e all'etiquette, che sono suddivisi in diversi temi. L'Arte del ricevere si articola in incontri dedicati alla mise en place della tavola e alle modalità da seguire per essere dei padroni di casa e degli invitati impeccabili; l'Arte del viaggiare si rivolge ai business manager che hanno la necessità di preparare una valigia che rispecchi la loro agenda di lavoro e che coniughi capi basic con altri più trasversali. I workshop di Business etiquette, declinati sia per chi lavora in Italia sia per chi opera all'estro, puntano invece a valorizzare il perfetto stile del business man o della business woman: dall'abito da indossare all'atteggiamento da tenere sino all'organizzazione di una colazione di lavoro. Sempre più, avere un'immagine impeccabile e adeguata al contesto, sapersi proporre, conoscere le regole del bon ton sono aspetti strettamente correlati alla professionalità di una persona".


Un'altra tua passione è la celebre bevanda inglese: cosa significa essere un Victorian tea planner?
"Significa organizzare tea party in stile vittoriano. Questo tipo di evento è perfetto per rendere originale un compleanno, un addio al nubilato, un incontro tra amiche o un meeting di lavoro. La location può essere proposta dal cliente o selezionata da me e tutto, dalle miscele proposte al food, dalla musica di sottofondo alla mise en place della tavola, dalla creazione degli inviti alle gift bags per gli ospiti, rievoca l'atmosfera britannica".
Perché hai scelto l'English tea e non il Japanese tea come protagonista dei tuoi eventi?
"Perché sono affascinato dallo stile inglese del periodo vittoriano e dalle sue regole del buon vivere. Credo che la cerimonia del tè giapponese sia più distante dalla nostra cultura, mentre quella britannica sia affine ai salotti torinesi. Sia nei workshop a tema sia durante gli eventi che organizzo per i clienti, trasmetto quanto appreso dai maestri dell'eccellenza in materia di bon ton, etiquette e arte del ricevere oltre al konw-how acquisto durante i seminari di tea sommelier".
Semplicemente Chic si occupa anche di image consulting per lui e per lei.
"Esatto. Predispongo incontri mirati in atelier per suggerire il look più adatto alla persona in rapporto al fisico, al carattere, al lavoro e al tipo di vita che conduce. L'importante, secondo me, è consigliare degli outfit che facciano sentire bene chi li indossa e che non snaturino la sua indole. Grazie ad una ricca agenda di fornitori dedicati, posso proporre il look giusto ad ognuno anche in funzione del budget a disposizione".
Per concludere, parliamo di face fitting e make-up?
"Il mio brand si occupa di immagine a trecentosessanta gradi e non può quindi prescindere da questi aspetti. Da sempre lavoro nel settore beauty come make-up artist per il cinema e per i privati, ma anche come insegnante. Organizzo corsi a tema per piccoli gruppi o per aziende, sono bridal consultant e mi occupo anche di face fitting ovvero consiglio gli accessori che meglio si adattano al viso".





















lunedì 17 marzo 2014

A Torino è di moda la moda

Immaginare, creare, raccontare. Sono questi i verbi che dal 20 al 23 marzo faranno da fil rouge agli incontri che si terranno al Circolo dei Lettori di Torino e in altri spazi della città. Sì, perché all'ombra della Mole si snoda un dedalo di atelier, concept store, aziende che hanno molto da comunicare in fatto di moda. Non a caso, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, il capoluogo piemontese in questo settore era secondo solo a Parigi. L'edizione targata 2014 di Voce del Verbo Moda si articola in Incontri di stile in cui i protagonisti italiani e internazionali fanno il punto sui trend e sul Made in Italy, Imprese straordinarie dove vengono presentate alcune aziende che uniscono imprenditorialità e artigianalità per promuovere la qualità sartoriale e Dietro le quinte per vivere il backstage di uno shooting da protagonista. Non mancano poi workshop, mostre a tema, visite all'interno delle imprese per conoscere chi fa dell'eccellenza la propria firma e ancora Fashion Flânerie ovvero itinerari urbani alla scoperta della Torino della moda e l'appuntamento con Byhand, la mostra mercato che punta sulla ricerca e sulla filosofia della piccola serie e del pezzo unico.
Ideato e organizzato dal Circolo dei lettori di Torino, Voce del Verbo Moda ospita i protagonisti del settore: gli stilisti Ennio Capasa, Stella Jean, Alberta Ferretti, l'esperto di immagine Diego Dalla Palma, il capo redattore moda di Marie Claire Antonio Mancinelli, la giornalista e scrittrice Cristina Parodi, solo per citarne alcuni. A tutto fashion, quindi, con chi crea, progetta, scrive e influenza questo settore per conoscere come vengono definiti gli stili di vita della nostra società e per approfondire l'importanza di un comparto economico che è anche patrimonio collettivo del nostro Paese.
Per info: Voce del Verbo Moda





martedì 11 marzo 2014

A colazione con...

Fabrizio Vespa
giornalista, scrittore e dj

Fabrizio ama e vive intensamente Torino. Le trame della città sono tatuaggi nel suo io, ecco perché non la subisce, ma ne è protagonista. Trendsetter più o meno consapevole, con le sue diverse professioni ha dirottato il capoluogo piemontese dal microcosmo sabaudo al macrocosmo internazionale. Poliedrico e dotato di un'intelligenza curiosa, ha vissuto l'età dell'oro del nightclubbing, surfando tra la scrittura e la musica. Fino ai 30 anni ha lavorato per Radio Flash, La Stampa e Torinosette e alla fine degli anni '90 è passato a Radio Rai; trasferitosi a Roma, ha condotto Rai Stereo NotteSuoni e Ultrasuoni su Radio 2 Rai proponendo sound alternativi insieme con Marina Petrillo. Il 2000 segna il Millennium bug radiofonico e molti programmi di musica specializzata lasciano il posto ad altri condotti da celeb anziché da speaker professionisti. Dopo 4 anni Fabrizio torna quindi a Torino e riprende le sue attività di giornalista e dj, oltre che di organizzatore di serate ed eventi, lasciando come sempre un segno indelebile sotto la Mole. Al suo attivo c'è anche una trilogia di libri: L'altra Torino, in cui racconta i quartieri meno centrali e blasonati ma non per questo anonimi, Torino TRue in cui descrive la città in 150 scatti realizzati con lo smartphone e rigorosamente senza filtri o App, e Mal di Torino, un viaggio tra realtà e finzione per spiegare perché i suoi abitanti non riescono a scollarsi del tutto da questo luogo. Il Dottor Vespa continua a collaborare con La stampa, è direttore di SugoNews, uno dei fondatori di Globular, agenzia di comunicazione e ufficio stampa, e di tre associazioni culturali (Riquadrilatero, Azimut e Glocal Sounds), collabora con il Circolo dei Lettori e con la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura e molto altro ancora, ma questa è un'altra storia.
Iniziamo dalla fine: Voce del verbo moda.
"Il 21 marzo sarò il regista di Distretto dello stile, un tour nel quadrilatero romano per far conoscere i centri e le botteghe che ancora oggi animano la zona. L'appuntamento è alle ore 17.30 al Laboratorio Zanzara di via Bonelli 3, quindi si sale al piano superiore dove ha sede la sartoria Serienumerica per proseguire nel mondo vintage di Magnifica Preda, in via Sant'Agostino 28. Dopo la visita alla torre medioevale della casa del Pignone ci dirigiamo da TAC in via San Dalmazzo e da Born in Berlin in via delle Orfane -  due brand Made in TO con un link europeo - per terminare con un aperitivo da 16 di Luisa e Franchino in via IV marzo 14/a che unisce l'hair styling al design. L'evento si inserisce all'interno del programma di Voce del Verbo Moda che animerà la città dal 20 al 23 marzo".
Sempre a marzo riprenderanno i tour legati al tuo libro Mal di Torino, edito da Espress edizioni. Ce ne parli?
"Lo scorso ottobre le Guide Turistiche Bogianen, partendo dalle pagine del racconto, avevano inaugurato un itinerario per far conoscere quei luoghi che secondo me, con le loro suggestioni, creano una sorta di Mal d'Africa in versione sabauda. Un'iniziativa simile era già stata promossa a maggio, con Books on the Bus, in cui il bus rosso del CitySightseen portava i turisti a visitare quei quartieri che il sottoscritto ed altri autori avevano raccontato nei loro libri. Quest'anno sono previste due date pomeridiane, il 23 marzo e il 6 aprile, e due appuntamenti notturni, il 7 maggio e il 14 giugno".
Soffrire di Mal di Torino significa?
"Significa vivere una malattia dell'anima, un sentimento indefinibile che impedisce ai suoi abitanti di lasciare completamente la città. Torino è un continente mentale, un insieme di emozioni e spunti che legano il nostro spirito alle vie e alle piazze che conosciamo".
Fabrizio Vespa, chi è secondo te Fabrizio Vespa?
"Un ragazzo che ha mosso i primi passi a Torino grazie alla radio. Un dj professionista che ha regalato quell'impostazione mentale necessaria al giornalista e allo scrittore per prendere porzioni di realtà e mixarle, come dimostra Mal di Torino in cui le letture di Cesare Lombroso si uniscono alle interviste ai protagonisti di questa città. Un uomo curioso che ha ancora molto da fare".





venerdì 21 febbraio 2014

A colazione con...

Stefano Rogliatti
fotografo e video maker

Difficile "raccontare" Stefano Rogliatti perché sino ad oggi ha vissuto più vite e da ognuna ha saputo cogliere il meglio. Ha iniziato la sua carriera come fotografo e come redattore e in parallelo ha assolto il servizio militare nei Vigili del Fuoco. Da questa esperienza è nata una mostra fotografica che nel 1996 è stata esposta a Lyon, in Francia. Ad essa ne sono seguite altre. Una tra tutte la personale Cernobyl, ten years on per raccontare, dieci anni dopo, la situazione di Bielorussia e Ucraina dopo il disastro nucleare, che è stata esposta alla City Gallery di Leicester, in Gran Bretagna, e successivamente acquistata dall'associazione di artisti Charnwood Art. Direttore della fotografia di alcuni video, giornalista professionista, docente e atleta a livello agonistico (sì, perché Stefano pratica il mezzo fondo e a marzo parteciperà ai Campionati Italiani di mezza maratona organizzata dai Vigili del Fuoco ad Agrigento), il Signor Rogliatti è oggi un video maker che collabora con la Rai e che ha al suo attivo alcuni film e cortometraggi di successo.
Stefano, hai al tuo attivo una serie di esperienze professionali e di vita importanti. Cosa ti hanno dato, in questi anni, a livello umano?
"Sono state tutte belle sfide che mi hanno fatto maturare come uomo e come professionista dell'immagine. Il corpo dei Vigili del Fuoco mi ha insegnato ad essere sempre pronto ad aiutare gli altri, lo sport ad affrontare con impegno le sfide, superare i miei limiti e anche accettare le sconfitte".
Hai iniziato con la macchina fotografica e sei approdato alla telecamera. Perché questo cambio?
"Nel 1998 ho proposto alla sede Rai di Torino un progetto che è poi diventato Il pullman del sole, un video documentario prodotto da Rai TV sul viaggio degli immigrati marocchini residenti a Torino di ritorno a casa. Da allora, la svolta. Sono passato dall'immagine fissa a quella in movimento e oggi mi sento un film maker perché in pochi minuti costruisco la narrazione di un servizio per il TG3".
Oltre al telegiornale, continui con i tuoi progetti personali. Ce li racconti?
"Con Gianfranco Bianco, che considero il mio mentore, ho realizzato tre film dei quali due come co-autore insieme a lui e a  Paolo Girola. Ho prodotto anche Maledetto G8, video allegato al settimanale l'Espresso, Primavera Libanese, una rivoluzione pacifica che è un reportage a Beirut e nella Valle della Bekaa dopo l'omicidio del Primo Ministro Hariri e ancora Verso le Olimpiadi di Torino 2006, un lungometraggio sulla preparazione psico-fisica della Nazionale Italiana di sci di fondo".
Parliamo di Shlomo. La terra perduta?
"Si tratta di un film inchiesta che ho realizzato nel 2012 con Matteo Spicuglia sulla più antica minoranza cristiana in Medio Oriente. Raccontiamo di Tur Abdin, nella Turchia profonda, dove risiede una comunità di 2500 Armeni, popolo antichissimo e testimone del cristianesimo dei primi secoli in Islam. Shlomo è il loro saluto di pace, il saluto di una comunità che oggi rischia di essere straniera in patria".
Un altro lavoro interessante è Benvenuto Mister Zimmerman.
"Il cortometraggio descrive l'arrivo di Bob Dylan a Barolo per il festival Collisioni del 2012. Con Davide Mazzocco siamo stati in questo paese delle Langhe, dove la vita scorre al ritmo della campagna e della natura, per documentare come questo borgo si preparasse ad accogliere una leggenda della musica. L'aspetto più interessante è stato raccogliere le testimonianze degli anziani, che descrivevano le feste di paese e la vita di un tempo. L'attesa di Robert Allen Zimmerman, in arte Bob Dylan, nella sua unica data italiana di quell'anno, è stata l'occasione per descrivere in immagini lo spirito del luogo e ricordare a noi e agli spettatori cosa vuol dire fare sacrifici, vivere di ciò che si produce o si coltiva, crescere, amare e invecchiare in un paese lontano dalla frenesia della grande città e della tecnologia che, per una volta, diventa protagonista di un evento dal richiamo mediatico".

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giovedì 20 febbraio 2014

L'eccellenza culinaria secondo Platti


Da sempre sinonimo di eleganza, lo storico Caffè Platti di Torino è un punto di riferimento per coloro che amano gustare il food di qualità in una cornice raffinata e vero esempio di lifestyle. La sua vocazione di "salotto del sapore" risale al 1870, quando era il ritrovo di personalità illustri e letterati famosi che nutrivano lo spirito politico o intellettuale con stuzzichini e portate di alto livello. Da allora la sua ascesa è stata inarrestabile e ancora oggi il Caffè Platti conferma di essere un atelier del gusto. Forte di questo background, il locale di corso Vittorio Emanuele II n. 72 propone un viaggio gourmet nell'eccellenza mediterranea per far scoprire gli aromi, i profumi e le fragranze che da sempre caratterizzano la cucina italiana nel mondo.


Dopo l'appuntamento di gennaio dedicato alla Campania, il 25 e il 26 febbraio sarà la volta della Serata lucana e della sua cucina dai sapori schietti e indimenticabili. A firmare la regia di questo tour enogastronomico è il giovane chef Matteo Malacarne, al timone del ristorante Don Matteo di Matera, che per gli ospiti del Caffè Platti ha ideato un menù degustazione che definisce "Un coro in cui ogni ingrediente canta nella sua tonalità entrando in sintonia, in accordo o in un equilibrato contrasto con gli altri elementi".

Le sue proposte fanno della semplicità e dell'essenza delle materie prime un punto di forza e sono l'occasione per conoscere aromi poco diffusi per noi Torinesi. Qualche esempio? All'aperitivo di benvenuto seguiranno il Panecotto con le rape e pezzentella di finocchietto con passato di zucca e lampascione leggermente croccante, il Carciofo con fonduta al pistacchio, cannolo al pecorino di Moliterno crema caprina e antica insalata di arance, finocchio e melagrana, il Triscidd poverelli di casa Olio Nuovo... terriccio di zafaran e polpa di acciughe rifiniti con mollica di pane cafone, le Scorzette di mandorle di grano Senatore con salsiccia fresca e funghi cardoncelli delle Murge e ancora l'Involtino di ricciola alla moda Lucana purea di ceci neri e petali di peperone crusco di Senise, lo Spumone di Matera agli amaretti e noci mascoline con colatura di cacao amaro e... la ricotta di pecora allo strazzone al Cordial Caffè e miele di sulla.
I vini in abbinamento sono il Metodo Classico "Centosanti - sb.2012 - cantina Michele Dragone, Malandrina 2010 - Moro - Cantina Masseria Cardillo, Bernalda, Cordial Caffè Lucano - Cav. P. Vena - Pisticci Scalo.

Il viaggio gourmet nell'eccellenza mediterranea inizia alle ore 20.00 nella splendida cornice della Sala degli specchi ed il costo è di 65,00€ a persona, vini inclusi.
Per Platti, membro dell'Associazione Locali Storici d'Italia, e per il suo qualificato Direttore Andrea Sabbia, il doppio appuntamento ribadisce la volontà di fare di questo luogo un vero atelier del gusto per la città di Torino e, perché no, per l'Italia. Per questa ragione il celebre marchio ha scelto di avvalersi di un team competente e preparato al quale affidare la propria comunicazione: Federica De Luca per le informazioni stampa e Antonella Bentivoglio d'Afflitto per la sezione web, oggi più che mai fondamentale.

Per prenotare ed essere conquistati dai sapori lucani occorre telefonare al n. 347 4471674 o scrivere a sabbia@platti.it. Per avere invece un'anticipazione della magia che si vivrà il 25 e il 26 febbraio è possibile seguire Platti su facebook.








venerdì 7 febbraio 2014

a colazione con...

Filippo Ugliengo
bassista e cantante dei Karavans



Biellesi di nascita e Torinesi di adozione, i Karavans sono una band orgogliosamente italiana con sonorità indie-rock. Amici da sempre, condividono la passione per le sette note e per i viaggi. Nati ufficialmente nell'estate del 2013, hanno già all'attivo due singoli entrati subito nelle playlist che contano: S(u)ono e I vicini ci denunciano, pubblicati da Fondazione Sonora/BlissCo e accompagnati da due video molto poco Made in Italy e parecchio Made in England. Sì, perché la band sa bene che cosa vuole comunicare e come: basta ascoltare i testi dei due brani e cliccare su You Tube per capirlo.
A colazione con Filippo Ugliengo, abbiamo fatto un bilancio di questi primi frenetici mesi dei Karavans.


Filippo, perché Karavans?
"Perché per le serate ci muoviamo con un vecchio camper. Marco, Luca, Tommaso ed io siamo amici da quando siamo piccoli, ci sentiamo una famiglia, e questo camper rappresenta la nostra seconda casa, un compagno di avventura. Non solo: oltre ad essere social, perché grazie a lui siamo una piccola community, è l'icona di una vita on the road".
Parliamo di S(u)ono e I vicini ci denunciano.
"Nei due singoli c'è tutto il nostro spirito indie-rock. Crediamo nel potere della parola e quindi, oltre al sound, abbiamo lavorato molto anche sui testi che sono caustici, ma reali. S(u)ono racconta quanto sia importante esprimere la propria personalità, al di là degli stats symbol che ci vengono imposti quotidianamente, mentre I vicini ci denunciano è una storia vera; in questo caso ancora di più il mix tra parole e ritmica ha un ruolo chiave. Questo è un testo rap su base rock".
Ci sarà un terzo singolo?
"Lo stiamo già registrando. Siamo self mad men, ma naturalmente avere un'etichetta indipendente e dinamica  come Fondazione Sonora/BlissCo è importante".
Siete su facebook, twitter, You Tube e non solo: quanto aiutano i social nella promozione?
"Sono fondamentali, anche se credo che si arriverà presto ad un punto di collisione. La rivoluzione copernicana della musica è il computer: con lui puoi raggiungere il mondo, ma secondo me c'è un'inflazione di tutto, anche di video e canzoni".
Ultima domanda: perché lo stemma araldico come logo?
"Perché siamo e ci sentiamo una famiglia e volevamo un stemma di appartenenza".

Per saperne di più: www.karavans.it









venerdì 13 dicembre 2013

Modella per un giorno da Orfane Trenta


Ci sono molti modi per presentare una nuova collezione e Orfane Trenta ha scelto quello più frizzante e divertente: ha trasformato le sue clienti in modelle. Al di là dell'aspetto fun, l'appuntamento vuole dimostrare che un capo sartoriale, pensato e creato sulla donna vera, diventa protagonista insieme a lei di uno stile e di un mood che li rende unici. Perché nell'atelier di via Antonio Gramsci 7a nessun abito o accessorio è seriale o banale. Tutto viene concepito dalle menti e mani creative di Carla Novara e Stella de Bernardi, madre e figlia accomunate dalla passione per la moda. Il nuovo showroom, che dall'indirizzo che gli ha regalato il nome si è trasferito nel cuore di Torino, è quindi la location ideale per trovare outfit e look da sera ora giocosi ora sofisticati, sicuramente tutti con un twist originale. Perché la donna Orfane Trenta conosce i trend di stagione e li sa interpretare con stile ed eleganza. Questa filosofia si traduce perfettamente nella linea First love dedicata alle più giovani, ma perfetta anche per chi segue le tendenze e le anticipa con un pizzico di allegria. I capi, per lo più in comoda felpa, si suddividono in mini dress, tubini, giacche sancrate e possono essere mixati in modo versatile. Perfetti per una lei che sa farsi notare prima dell'abito che indossa, semplicemente perché è lei l'abito, questi basic sono l'esempio di una moda fluida e davvero easy.
Lo scorso 30 novembre la linea First love e gli altri favolosi abiti firmati Orfane Trenta sono stati i protagonisti, insieme alle clienti dello showroom, di un happening davvero cool: Modella per un giorno. Sia la collezione sia l'organizzazione dell'evento sono stati firmati da Giuseppina Sansone, affermata consulente di immagine e personal shopper torinese. Ogni donna ha indossato i capi che più la rappresentavano ed ha posato davanti alla macchina fotografica di Enrico Giardina. Il risultato? Un successo che dimostra ancora una volta la creatività delle proprietarie, poliedriche e infaticabili produttrici di idee e di stile, e di Giuseppina.


Anch'io mi sono prestata al gioco e, devo ammetterlo, mi sono divertita!










lunedì 14 ottobre 2013

Tutto si muove all'ombra della Mole


La rentrée torinese è stata frizzante e ricca di eventi esclusivi. A discapito di chi da sempre considera la nostra città sonnolenta e cupa, in questa prima tranche di autunno targato 2013 sono stati tanti gli eventi più o meno glam che si sono susseguiti per le vie del centro. Perché Torino è così: ha un DNA low profile, ma quando vuole sa mostrare la sua vera indole, un'indole dinamica, frizzante, determinata e che si impone con eleganza e stile. Ecco perché esiste una Torino della moda che normalmente sussurra, ma che quando vuole sa stupire con effetti speciali. Qualche esempio? Tre inaugurazioni di alto livello che in poche settimane hanno portato la città sotto i riflettori: il nuovo flagship store Piquadro inaugurato in via Roma 330, l'opening della boutique Trussardi in via Lagrange 1 e di Pinko in via Roma 76.



La regia dei tre happening è stata firmata da Easyeventi, agenzia torinese specializzata in party di alto livello che ha saputo stupire il parterre con effetti speciali e che ha selezionato ospiti illustri. Da Trussardi erano presenti, tra gli altri, i calciatori della Juventus, Cristina Chiabotto e Luciana Littizzetto.



Il reopening Pinko, il cui leitmotiv è stato il raffinato e circo nero, ha visto invece come madrine d'eccezione Alena Seredova, Cristina Chiabotto e Veronica Storari.




mercoledì 25 settembre 2013

a colazione con...

Giuseppina Sansone
wardrobe & personal shopper consultant

Quando Giuseppina Sansone mi ha suggerito di incontrarci e fare shopping insieme, ho subito accettato. Ero curiosa di vedere una personal shopper all'opera. Oltre che divertente, è stato interessante verificare la professionalità e la competenza di questa donna che ha iniziato la carriera di wardrobe and shopper consultant per clienti privati cinque anni fa e che ha al suo attivo il progetto Fashionista, che studia le strategie di immagine per clienti business, l'ideazione e il coordinamento di una serie di Fashion party all'interno di rinomati atelier "sabaudi" e la collaborazione con giovani brand emergenti nel campo della moda. Non solo: infaticabile e poliedrica, scrive per alcuni magazine online, è autrice del blog Fashion And The City e collabora con il Circolo dei Lettori di Torino dove organizza una serie di workshop di lifestyle davvero interessanti. Recentemente ha partecipato alla trasmissione Cose dell'altro Geo, su Rai 3, ed ha realizzato un workshop sui trend p-e 2013 pubblicato su Cosmopolitan.

Giuseppina, quali sono le tue clienti tipo?
"Sono donne tra i 30 e i 50 anni che dispongono di un budget nella media e che hanno voglia di mettersi in discussione, magari perché stanno vivendo una fase di cambiamento professionale o sentimentale. Sono persone che hanno bisogno di novità e cambiare look è la soluzione più facile. Non solo: per quanto possa sembrare effimero, lavorare sull'immagine ha diversi risvolti psicologici perché una donna che si vede diversa, si sente diversa".
Come si svolge il tuo lavoro?
"Dopo un primo incontro conoscitivo nel quale mi informo sulle aspettative e sulle esigenze della cliente, le chiedo di indossare i propri abiti. Successivamente propongo un nuovo stile con i suoi outfit che si compone di 25-30 abbinamenti diversi che fotografo in modo che lei sappia ricrearli anche in futuro. Al termine dei nostri incontri tengo un tutorial nel quale le spiego come costruire un look equilibrato e come abbinare colori e stampe diverse. Alle clienti chiedo infine di giocare con la moda e di fotografare accessori o vestiti che vorrebbero acquistare così da decidere insieme se sono adatti oppure no. Lo scambio di idee serve per far acquisire loro più sicurezza e consapevolezza. Ultimo, ma non meno importante, stilo una lista di capi che mancano nel loro guardaroba e che sarebbe utile avere".
Hai dei negozi selezionati che consigli?
"Oltre ad alcune boutique di riferimento, spazio dal mercato alla grande distribuzione. Oggi più che mai è importante non essere snob, ma curiose. Talvolta l'outfit della vita si nasconde tra le bancarelle...".
Si può essere trendy con un budget limitato?
"Certamente, perché il buon gusto è innato e prescinde dalla disponibilità economica. Quello che consiglio è di fare una suddivisione tra acquisti-investimento, ad esempio capi passepartout che trascendono la moda del momento, e outfit scelti per sfizio".
Un consiglio moda per bypassare la crisi economica?
"Alle mie clienti suggerisco un re-fashion del guardaroba che consiste nel creare nuovi look con gli abiti che già hanno. Spesso ognuna di noi utilizza solo il 25% dei capi che ha acquistato nel corso degli anni e li abbina sempre nello stesso modo. Interpretarli in maniera nuova non solo è utile, ma anche divertente".
Quanto sono importanti le scarpe per creare lo stile di una donna?
"Attenzione donne, non cadete dalle scarpe! La scelta sbagliata può rovinare anche il look più sofisticato".
Il must have dell'autunno-inverno 2013?
"Il cappotto oversize di lana del colore che si preferisce. Per un effetto cocooning ed elegante".
Un consiglio moda?
"Indossare le stampe in modo sensato; scegliere solo 3 abbinamenti che abbiano una coerenza cromatica e individuare una fantasia predominante".










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